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Seneghe, Settembre dei poeti, Cabudanne de sos poetas

08/08/2008

Programma 2008


Giovedì 28 agosto


ore 17.30 Sa prenza de Murone
Il Montiferru incontra Modica
A cura delle condotte di Slow Food MBP e Modica


a seguire


Giangavino Irde e Giulio Angioni presentano
Edd est subito sero - Tottus sas poesias
di Salvatore Quasimodo


ore 19:00 Sa prentza de Murone
Presentazione della quarta edizione di Settembre dei poeti Cabudanne de sos poetas


Cena a cura delle condotte di Slow Food MBP e Modica


 

Venerdì 29 agosto


ore 11:45 Sa prentza de Murone
Giancarlo Porcu racconta
Benvenuto Lobina


ore 17.30 S’arruga de putzu arru
Franc Ducros


ore 19.00 S’arruga de putzu arru
Gabriele Frasca


22.00 Partza de sos ballos
Paolo Nori: diario seneghese ‘08


22.30 Partza de sos ballos
Sa cantada a sa campidanesa
con Antonio Pani, Emanuele Saba, Eliseo Vargiu e Antonello Pau alla chitarra
introduce e traduce Michele Mossa


a seguire


La Lettura Della Buona Notte
Acustico rock
letture di Andrea Tramonte
musiche di Vanvera E Zock


 

Sabato 30 agosto


ore 11:15 Sa prentza de Murone
Giacomo Serreli, Umberto Fiori, Tommaso Leddi, Pino Martini E Salvatore Garau Raccontano
Gli Stormy Six e il loro tempo


ore 17.00 S’arruga de putzu arru
Laura Pugno


ore 18:30 S’arruga de putzu arru
Valerio Magrelli


ore 21.30 Partza de sos ballos
Paolo Nori: diario seneghese ‘08


a seguire


Vòltess
dodici canzoni su testi poetici di Franco Loi
di e con Umberto Fiori e Tommaso Leddi


ore 23.30
I Nuovi Bogoncelli in
I poeti rovinati a Seneghe


a seguire


La Lettura Della Buona Notte
Acustico rock
letture di Andrea Tramonte
musiche di Vanvera E Zock


 

Domenica 31 agosto


ore 10.00 Sa prentza de Murone
Mariolina Venezia
I poeti della mia vita


ore 11.00 Sa prentza de Murone
Alfonso Berardinelli


ore 17.00 S’arruga de putzu arru
Roberto Magnani legge
Raffaello Baldini
introduce Franco Loi


ore 18.30 S’arruga de putzu arru
Mario Benedetti


ore 22.00 Partza de sos ballos
Paolo Nori: diario seneghese ‘08


a seguire


Flavio Soriga e Jack Evans
Sardinia Blues Live Set Version


La Nuova Sardegna


Mercoledì, 02 Luglio 2008


Seneghe, l’arte della poesia si mette in piazza


Dice Giangavino Irde che i sardi la poesia ce l’hanno dentro. Incisa nel proprio Dna. Anche senza rendersene conto. Infatti: «ci viene quasi naturale parlare per endecassillabi». Giangavino Irde, di Scano Montiferro, ovvio, è un poeta, conosce l’arte della rima ed ha appena terminato l’opera di traduzione in sardo - spinto o stimolato in questo da Giulio Angioni - della poesia di Salvatore Quasimodo. Tutte le poesie, proprio «Tottus sas poesias», e le ha intitolate con quella straordinaria frase che solo a leggerla sembra voli via un’intera vita. «Edd est subito sero». Bella fatica quella di tradurre, stando almeno ad ascoltare con quanto entusiasmo questo signore, dall’aria quasi british racconti quell’avventura che, spiega, grazie anche all’uso del sardo, riesce a gettare fasci di luce inediti sull’opera di quel poeta. Irde e Angioni ne parleranno pubblicamente il 28 di agosto, in quell’angolo magico di Seneghe, primo appuntamento a «s’ora de sa friscura», il pomeriggio, con la vivace rassegna del «Cabudanne de sos poetas». Vivace e originale. Che lega assieme identità e memoria, contemporaneità e cultura popolare.


In questo il primo appuntamento offre un esempio perfetto. Perchè proprio Quasimodo? E che c’entra con Seneghe? Il poeta siciliano è originario di Modica. Qui, già dal 1850, gli allevatori di tutto il Montiferru, andavano a rifornirsi regolarmente dei tori da incrociare con i capi di bestiame del loro territorio. È da queste sperimentazioni ottocentesche che nasce il Bue rosso, razza sardo-modicana, gloria e vanto di queste contrade. Una carne unica dal sapore «naturalmente speziato» come sostengono con una punta di orgoglio gli allevatori del luogo (ahimè diventati, loro sì, ormai una razza in via d’estinzione per la scarsa propensione delle ultime generazioni a occuparsi di pascoli e allevamento).


Tori e poeti. I fili della storia e della natura si intrecciano con la poesia. E questa d’altronde non coincide forse con la vita stessa? Ecco perchè «Cabudannu» mescola assieme il poetare con la voglia di stare assieme scandendo le ore delle giornate, dal 28 al 31 agosto, con i suoi appuntamenti, nelle piazze, nelle viuzze del borgo dai nomi dal sapore forte, Sa Prentza de Murone, S’Arruga de Puzu Arru, Partza de Sos Ballos o tra i tavoli della Locanda del Bue Rosso, dove Mattea offre piatti di antica e moderna sapienza culinaria. A proposito: lo scambio con quel di Sicilia è un fatto serissimo e il festival celebrerà il gemellaggio tra i due presidi slow food di Modica e Montiferru…


E attorno, e dentro a tutto questo, tanta tantissima poesia, letture e incontri ma anche spettacoli che hanno il titolo invitante e un po’ sbilenco come quello «Dei seneghesi e dei poeti rovinati» dei Nuovi Bogoncelli diretti da Paolo Nori alla tromba che - dice sorridendo il direttore artistico, lo scrittore Flavio Soriga - in realtà non sanno suonare e quindi «si devono inventare delle cose, come recitare e cantare, ma poi alla fine non sanno fare neanche quello» (il 30). Altre canzoni quelle proposte in «Vòltess», testi poetici di Franco Loi - ormai seneghese d’adozione - con Tommaso Leddi e la voce di Umberto Fiori (ex Stormy Six) di scena il 30. Da non perdere «Sa cantada campidanesa» allestita da Michele Mossa con Antonio Pani, Emanuele Saba, Eliseo Vargiu e Antonello Pau alla chitarra (29). Ospite d’onore straniero, il francese Franc Ducros, uno dei più importanti in terra transalpina (il 29). Tra gli eventi il laboratorio curato da Roberto Magnani del teatro delle Albe di Ravenna con l’obiettivo di coinvolgere i giovani alla poesia e le letture della buona notte di Andrea Tramonte con Vanvera e Zock. Lo stesso Soriga proporrà un «Sardinia blues live set» con il chitarrista Jack Evans (31). E poi ancora: Alfonso Belardinelli, Mariolina Venezia, Mario Benedetti, Laura Pugno, Valerio Magrelli, Gabriele Frasca… Tutti assieme per quattro giorni di poesia e altro.


Walter Porcedda


 

Unione Sarda

Mercoledì, 02 Luglio 2008

Seneghe, il sapore lento della poesia


Metti un paese a misura d’uomo. Piazze, cantucci dove ci si può sedere ad ascoltare qualcuno che parla di ciò che sa: sillabe, vocali, consonanti, ritmi, l’arte di andare a capo e di interrompersi prima della prima parola superflua. In sardo come in italiano, in milanese, in romagnolo, senza insensati complessi di inferiorità né stupide chiusure protezionistiche. Mettici il cibo: buono, con una storia secolare da raccontare, da assaporare con lentezza. Più l’ospitalità, offerta dalla gente del posto: alberghi non ne esistono, in compenso si trovano, a prezzi abbordabilissimi, camere da letto aperte all’ospite e voglia di conoscere, confrontarsi, scambiare esperienze.


Il posto è Seneghe, nel Montiferru. L’occasione, il Settembre dei poeti che quest’anno, alla sua quarta edizione, cade (bizzarramente) d’agosto: da giovedì 28 a domenica 31. Chi c’è stato lo sa: non è il solito festival. Chi non c’è stato, probabilmente se l’è sentito raccomandare da amici affidabili e per questo ha deciso di esserci.


È il caso di Valerio Magrelli: «La star di questa edizione», spiegava ieri ai giornalisti lo scrittore Flavio Soriga, una delle anime dell’associazione culturale Perda Sonadora cui si deve l’evento seneghese. «Star» per modo di dire, ovvio: oggi, in Italia, i poeti sono assai meno famosi dei colleghi romanzieri. Però il nome di Magrelli ha un certo giro: fin dai primi anni Ottanta, quando esordì poco più che ventenne con una raccolta (Ora serrata retinae) che conquistò lettori d’eccellenza come Federico Fellini (che agli amici, in quel periodo, non smetteva di consigliare Magrelli: «Leggetelo»). Poi sono arrivati premi, traduzioni nelle lingue più diffuse del pianeta, un’antologia nella serie bianca Einaudi (Poesie 1980-1992) e due nuove raccolte (Didascalie per la lettura di un giornale e Disturbi del sistema binario). «L’abbiamo inseguito per anni», confida Flavio Soriga: «Quest’anno ci sarà perché, ci ha raccontato, “gliene hanno perlato tutti benis-simo”. È così che funziona: ci sono festival dove si va anche se il cachet è basso. Penso a Bassano del Grappa, dove sono stato da poco. O a quelli sardi, Gavoi e Seneghe: un pubblico come il nostro, nel resto d’Italia, non esiste. Tanto che mi chiedo se siano affidabili le statistiche Ocse sull’analfabetismo dei giovani sardi». Quello di Magrelli non è l’unico nome noto, nel programma: ci sono anche Franco Loi, una delle massime voci poetiche dell’Italia contemporanea, alfiere della rinascita della poesia dialettale e ormai «organizzatore aggiunto » del meeting di Seneghe, il critico Alfonso Berardinelli (uno che, tanto per dire, ha avuto il fegato di dimettersi dalla docenza universitaria per protestare contro il «sistema corporativo della cultura » vigente nel nostro Paese), Umberto Fiori (conosciuto, oltre e prima che come poeta, come cantante del gruppo rock Stormy Six, che insieme al suo ex compagno di band Tommaso Leddi e a Pino Martini interpreterà dodici canzoni scritte su testi di Franco Loi). E ancora Gabriele Frasca, Mario Benedetti, Laura Pugno, Mariolina Venezia, il francese Franc Ducros, il direttore letterario della casa editrice il Maestrale, Giancarlo Porcu, che terrà un incontro dedicato alla poesia di Benvenuto Lobina. Più, altro ritorno, lo scrittore Paolo Nori, con i suoi attesi Diari seneghesi e un esperimento inedito: Dei seneghesi e dei poeti rovinati, spettacolo a metà fra musica e letteratura con lo stesso Nori nei panni di trombettista dei Nuovi Bogoncelli, sedicente «gruppo che non sanno (sic) suonare», composto anche da Marco Raffaini (fisarmonica), Gabriele Bevilacqua (pianoforte) e Andrea Lucatelli (basso).


A proposito di musica, quest’anno i riflettori si accendono su quella che il musicologo Michele Mossa, alla conferenza stampa di presentazione convocata ieri al caffè Savoia di Cagliari, ha definito «la meno conosciuta delle tradizioni sarde di estemporaneità »: sa cantada campidanesa. Tre poeti improvvisatori (Antonio Pani, Emanuele Saba ed Eliseo Vargiu) si sfideranno in piazza, accompagnati dalla chitarra di Antonello Pau: le loro schermaglie in versi saranno tradotte in italiano in tempo reale da Michele Mossa, e chi ha poca dimestichezza potrà seguire il contrasto su uno schermo.


A proposito di musica: ce ne sarà ogni sera, venerdì 29 e sabato 30 agosto con le Letture della buonanotte, curate da Andrea Tramonte e dedicate ai poeti del rock, con cover d’autore eseguite da Vanvera e Zock, due dei protagonisti della scena “indie” sarda. Domenica con il reading-concerto di Flavio Soriga e del bluesman di Birmingham (ma trapiantato a Sassari) Jack Evans, alle prese con il Sardinia blues Live set version, ispirato al più recente libro dello scrittore di Uta.


Tra gli appuntamenti che stanno più a cuore agli organizzatori, ha spiegato il presidente dell’associazione Perda Sonadora, Mario Cubeddu, ci sono quelli didattici. Quest’anno è in programma un laboratorio indirizzato agli adolescenti che vogliono avvicinarsi alla poesia. Lo terrà Roberto Magnani, attore del Teatro delle Albe di Ravenna, fra l’altro protagonista del film La destinazione di Piero Sanna, ambientato in Sardegna: per arrivare al linguaggio poetico, i ragazzi passeranno attraverso quello teatrale . Si lavorerà sui testi di Raffaello Baldini, il grande poeta dialettale romagnolo cui sarà dedicato anche un incontro pomeridiano, curato sempre da Roberto Magnani e introdotto da Franco Loi.


Siccome poi la cultura dei luoghi è anche, in gran parte, cultura dei sapori, quest’anno ci sarà un incontro per palati fini, sia in fatto di cibo sia in fatto di versi. I versi sono quelli di Salvatore Quasimodo, tradotti in sardo da Giangavino Irde, scrittore di Scano Montiferru, non lontano da Seneghe. Quasimodo era nato a Modica, il centro in provincia di Ragusa che al Montiferru è unito da legami che risalgono a metà Ottocento: «Lì - ha spiegato ai giornalisti Tore Porceddu, segretario del consorzio del Bue Rosso - andarono gli allevatori della nostra zona per importare dei tori allo scopo di rafforzare la razza locale. La scelta cadde sui forti bovini modicani. Da quegli incroci è nata la razza sardo-modicana, cioè il Bue Rosso: una razza che dopo un grande successo (arrivammo a esportare in Francia trentamila esemplari) ha rischiato l’estinzione, sventata grazie all’impegno del Gal e di Slow Food». E proprio l’associazione nata per difendere la cultura del cibo da assaporare con lentezza e consapevolezza sarà al centro del gemellaggio Seneghe-Modica, con le “condotte” dei due centri protagoniste, insieme a Giangavino Irde e Giulio Angioni e ai versi del poeta premio Nobel, del primo appuntamento di questa edizione, giovedì 28 agosto alle 17,30, e, concluso quello, della cena. Perché non di sola poesia, dopotutto, vive l’uomo.


Marco Noce

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