Sardegna, Sulcis: mare e miniere
Data: 20/08/2007
Categoria articolo: Sardegna
a cura di Ornella d'Alessio - Testi e foto tratti da DOVE
Lungo la costa occidentale dell'isola, tra grotte, gallerie e spiagge semideserte
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Una grotta lungo la costa |
Il vicino di ombrellone sta a 20 metri e il mare non richiede la maschera per vedere i fondali, in tutte le sfumature di verde e di blu. È il
Sulcis-Iglesiente, tra le zone più selvagge della Sardegna. Perfetto per chi agli hotel all'ultima moda, ai club e ai resort di interior design preferisce una camera essenziale. Gli investimenti - e le ruspe - forse arriveranno un giorno, ma per il momento, a parte qualche indirizzo doc come l"hotel
Le Dune (tel. 070.97.71.30), a
Piscinas, appena rinnovato con beauty farm, si fatica a trovare un 3 stelle. Ma le poche, spartane soluzioni di alloggio sono ripagate da
litorali liberi e selvaggi e dall'autenticità della popolazione. E poi ci sono i sapori di una terra non ancora globalizzata, dove il miele è quello raccolto e portato in tavola dall"apicoltore in persona e il formaggio viene lavorato secondo una tradizione secolare. Ricco di giacimenti metalliferi e fossili, il Sulcis - Iglesiente è il cuore più antico dell'isola e del Mediterraneo. Il sottosuolo è un intreccio di grotte e miniere, il mare vanta
fondali di rara bellezza. Dalla costa alla vita dei suoi abitanti, tutta la della regione è legata a doppio filo alla storia minieraria.
Portixeddu Si trovano in un"area già sfruttata dai Romani i due chilometri e mezzo di quarzi granitici (una sabbia che non rimane appiccicata addosso) di Portixeddu. Nell'ultimo tratto, verso sud, si trova la
spiaggia di San Nicolò, con due chioschi dove a luglio e agosto c"è animazione e, oltre a ombrelloni e lettini, si noleggiano pedalò, canoe e surf (cell. 393.90.80.382).
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Grigliata di scampi e gamberi |
Proprio sopra la spiaggia, un ex minatore ha aperto l'omonimo ristorante su un piazzale con vista panoramica fino a Capo Pecora (tel. 0781.54.359). Il servizio è ottimo, il pesce freschissimo e cucinato in modo sublime. La migliore prospettiva della baia di Portixeddu e delle grandi dune coperte di pini che corrono alle spalle dell"arenile, si gode però dalla veranda dell’
Hotel Sardus Pater, a metà del Monte Su Guardianu. Sono quattro edifici in pietra a vista: il primo ospita ristorante e reception, gli altri tre sono divisi in 14 camere dai colori caldi. L’ottimo ristorante è molto frequentato: tra i piatti di pesce, il top sono la fregola (chicchi di semola di grano duro) allo scoglio o alle arselle e le grigliate miste di scampi e gamberi.
All’agriturismo
Il Ginepro, a 2 chilometri dal mare, si dorme nel silenzio assoluto, circondati da campi di grano sullo sfondo del Golfo di Portixeddu. Le sei camere, arredate con semplicità, sono in un edificio diverso da quello in cui si fa la prima colazione: con marmellate, formaggi e salumi fatti in casa, che si possono anche acquistare (loc. Campo Serio, Fluminimaggiore, tel. 0781.58.03.74, cell. 340.59.81.769. Prezzi: doppia b&b da 50 ¤).
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Bagni indimenticabili |
Da Portixeddu, pochi chilometri ed ecco il paese di
Fluminimaggiore, tappa gastronomica e culturale. All’
Azienda Agrituristica Perdaba, più simile al salotto di un casale che a un ristorante, si preparano tutti i piatti con i prodotti dell’azienda: il menu tipico prevede una decina di antipasti, due primi (in genere ravioli di ricotta e pasta fresca), due secondi (agnello o porceddu) e dolci stellari (vico Vittorio Emanuele III 15, tel. 0781.58.05.33). Nel centro storico vale una sosta anche il laboratorio
Le Perle di Renata per acquistare verdure sott’olio (imperdibili i carciofini e i cardi) e le confetture di melone, uva, fichi d’India, mirto e corbezzolo (via P. Nenni 9, tel. 0781.58.04.78). Percorrerendo 15 chilometri di curve nel verde, si vedono spuntare le maestose colonne del
Tempio di Antas, santuario nuragico diventato poi luogo di culto del dio punico Sid e, in età romana, del Sardus Pater Babai.
Buggerru
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Le barche di Carloforte Sail Charter |
Da Fluminimaggiore, tornando sulla costa, verso sud, s’incontra
Buggerru, chiamata la piccola Parigi perché i francesi, che gestivano la miniera locale, ricostruirono per quanto possibile l’ambiente della Belle Époque: grazie a loro, comparve sull’isola la prima automobile e la luce elettrica. Oggi il paesino, dopo anni di semi-abbandono, è in espansione con un fiorire di seconde case, progetti di recupero degli edifici di fine Ottocento - inizio Novecento, un albergo 4 stelle di prossima apertura. E un ristorante panoramico al termine della
Galleria Henry, la miniera più affascinante, da visitare tra le 40 del
Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna. Sia perché l’andata si fa su un trenino, guidati da ex minatori, sia perché il ritorno è un susseguirsi di ampi cunicoli che bucano la montagna e di spettacolari colpi d’occhio sulle falesie e sul blu, con piccole terrazze e camminamenti all’aperto paragonabili alla Costiera Amalfitana prima dell’invasione turistica.
Grotte e paesaggi primordiali si apprezzano ancor meglio dall’acqua. Chi vuole noleggiare una barca a vela si può rivolgere a
Carloforte Sail Charter (cell. 347.27.33.268, ), o al
Centro Diving Ajoo che mette a disposizione gommoni e organizza immersioni nei punti più belli (cell. 329.63.32.294).
Porto Flavia
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Porto Flavia |
In barca, da Buggerru si va verso sud: sfilano Muru Biancu, Cala Forno, Canal Grande, paradiso dello snorkeling, intervallati da archi, anfratti, insenature dove è possibile ancorarsi salvo quando tirano i venti da ovest, libeccio e maestrale. All’improvviso il
Pan di Zucchero, uno scoglio di 132 metri, emerge come un mammuth da distese smeralde. Siamo nella mitica zona del sito più noto di tutto il Parco Geominerario,
Porto Flavia. Una galleria di 600 metri che si apre alla luce abbagliante di una scogliera a strapiombo sul mare. Visitabile da
Masua, deve il nome alla figlia dell’ingegnere che in quell’anno inventò un sistema di silos unico al mondo per caricare piombo e zinco direttamente sulle navi. Fu la fine delle bilancelle a vela latina, utilizzate fino ad allora per i trasporti pesanti. Ne rimane soltanto una del 1893, il
Ruggero II, perfettamente restaurata 3 anni fa, che naviga alla scoperta della costa o della vicina Isola di San Pietro (cell. 338.20.76.819).
In alternativa, il
Centro Escursioni Etnos propone tour lungo i vecchi tracciati minerari a piedi, in mountain bike o in fuoristrada, accompagnati da guide naturalistiche.
Il chiosco della spiaggetta di Masua, infine, oltre ad affittare ombrelloni, sdraio e canoe, organizza serate di musica dal vivo e servizio taxi per i climber diretti al Pan di Zucchero (
Mitza Bar, cell. 349.46.28.604).
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Masua |
Regala bagni indimenticabili anche il Golfo di Gonnesa, dove la spiaggia di
Funtanamare è così lunga (3,5 km) che delle insenature di sabbia la dividono in ben quattro aree: Funtanamare, Plag’e Mesu, Punta S’Arena e Porto Paglia. Nel mezzo, ci sono zone semideserte anche ad agosto perché si raggiungono solo camminando per una decina di minuti sulla sabbia. Quando soffia il maestrale, questo specchio d’acqua è il
paradiso dei surfisti; i faraglioni di S’Agusteri e il Morto sono invece luoghi ideali per chi pratica immersioni e snorkeling. È la settecentesca
tonnara di Porto Paglia a chiudere il lungo arenile di Funtanamare. Un edificio da poco restaurato e suddiviso in appartamenti, alcuni dei quali, come
Casa Lucia (cell. 347.49.44.317) e
Casa Antica Tonnara (328.06.78.022), si affittano tutto l’anno.
L'entroterra
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Il ristorante Letizia |
Anche l'interno del Sulcis riserva sorprese. A
Carbonia si visita il nuovo
Museo del Carbone di Serbariu, ricavato negli spazi della più grande miniera italiana, che nel 1947 produceva 1.200.000 tonnellate di carbone l’anno, poi chiusa nel 1964.
Da qui, in una trentina di chilometri si raggiunge
Nuxis, meta dei gourmand per il
Ristorante etnogastronomico Letizia (via San Pietro 10, tel. 0781.95.70.21). Una vera accademia di cucina, basata sull’uso delle erbe, dei fiori e dei funghi raccolti nei campi dal patron Elio Fanutza. Da non perdere il tortino di verdure con malva e ortiche, i ravioli con borragine e ortica selvatica, lo stufato di capra al timo serpillo. Su richiesta, insegnano a distillare i fiori per estrarre gli oli essenziali e organizzano corsi di cucina, micologia e botanica.
Altra eccellenza del territorio, la
Cantina di Santadi (via Cagliari 78, Santadi, tel. 0781.95.01.27), produttrice del mitico Terre Brune, un Carignano del Sulcis ideale con le carni. Alla
Casa del miele, a poche centinaia di metri dalla Cantina, si acquista il migliore nettare d’api della zona (via Is Collus 53, tel. 0781.95.57.87).
Spettacolari le
grotte di Is Zuddas, a 6 chilometri dall’abitato. Un percorso surreale tra stalagmiti e stalattiti che decorano tre grandi antri naturali, scavati nel Monte Meana. Attraverso un cunicolo si accede a piedi alla Sala dell’Organo, le cui pareti sono ricoperte di cristalli di aragoniti aghiformi.
Accanto alla biglietteria delle grotte, alla rustica
Trattoria Is Zuddas (tel. 0781.95.57.41), si inizia il pranzo con un mix di salumi, formaggi, olive e carciofini; seguono ravioli di ricotta e gnocchi alla santadese e l’immancabile maialino arrosto. Il tutto per 23 euro.
Ornella d'Alessio - Testi e foto tratti da DOVE