Cerca nel Web
Sei qui: Home > Articoli > GAVINO SANNA TRASFORMA IL BUIO IN LUCE: DENTRO UNA BOTTIGLIA

GAVINO SANNA TRASFORMA IL BUIO IN LUCE: DENTRO UNA BOTTIGLIA

Data: 08/10/2007
Categoria articolo: Enologia
a cura di Lucio Salis, dal sito www.sassarisera.info

FotografiaSant'Anna Arresi Un vigneto tra cielo e mare, adagiato sulle colline della baia di Porto Pino. Un sito magico, da amore a prima vista. Ne è rimasto folgorato anche Gavino Sanna, il pubblicitario rientrato ad Alghero dopo una lunga vendemmia di trionfi in mezzo mondo. Così, quando l'amico sassarese Giuseppe Mele gli ha Fotografiaproposto di trasformarsi in vignaiolo ha detto sì. Ma non è stato un colpo di testa. Sanna, uomo di marketing, si era reso conto che nelle valli di Sant'Anna Arresi c'erano tutti i presupposti per una stimolante avventura, ambiente sfolgorante, squadra al top delle capacità tecnico professionali: Giuseppe Mele, imprenditore versatile, (presidente dei giovani industriali di Sassari), Emanuele Porcina e Daniele Pintus viticoltori di esperienza, Piero Cella, enologo di successo. Così è nata l'Azienda Mesa. Obiettivo, produrre vini al top della qualità, ma non solo.Fotografia Per Sanna, la sfida è proiettare nel vino il carattere assolutamente straordinario del contesto in cui si estendono 50 ettari di vigneti. Dalla cantina di produzione, alla bottiglia, all'etichetta. La carta vincente si chiama Su Baroni, località ricca di suggestioni storiche (si favoleggia di un barone Sanjust, grande feudatario, che ha lasciato scarse tracce persino nella memoria degli anziani). È una valle ridossata dal maestrale, col mare di fronte ma anche alle spalle. La natura, il caso e la lungimiranza degli abitanti di Sant'Anna l'hanno tenuta sinora al riparo da operazioni speculative. Dalla cima delle colline, lo sguardo spazia solo tra l'azzurro del mare e il verde rigoglioso dei vigneti. Il Fotografialuogo ideale per farne la casa di Mesa. Non una cantina qualsiasi, ma una struttura ultramoderna, articolata su tre livelli, dove uva e vino saranno trattati con ogni riguardo. Bandite le pompe, (tutto deve avvenire in maniera soft) si adotta il principio della "caduta naturale". In soldoni: le uve saranno conferite nella parte superiore dello stabilimento, dove verranno diraspate e sottoposte a pigiatura soffice. Il mosto scenderà quindi nei vinificatori situati al piano inferiore, per essere sottoposto alle varie fasi di lavorazione. Ultima stazione, la cantina d'invecchiamento, parecchi metri al di sotto del livello del terreno, che ospiterà le barriques di rovere francese "Seguin Moreau" e i serbatoi d'acciaio in cui rossi e bianchi subiranno gli ultimi processi di affinamento. La casa del vino sarà pur sempre un fabbricato industriale, ma Gavino Sanna non ha rinunciato a imprimervi i segni della cultura del vino praticata in azienda. L'intero lato destro della facciata sarà infatti ricoperto di formelle in maiolica, con impressi disegni stilizzati, libera interpretazione dei ricami dei tappeti sardi. Gli stessi riprodotti nelle etichette. Imponenti lavori sono in corso per costruire la cantina: Mele giura che sarà pronta per la prossima vendemmia. Nel frattempo, si opera in quella provvisoria, di San Giovanni Suergiu, piccola, ordinata, capace di sfornare 350 mila bottiglie. Qui matura il Carignano, che nei terreni ricchi di sabbia e argilla di Su Baroni raggiunge la sua massima espressione. Sanna, guru dell'immagine di Mesa, gli ha riservato un sontuoso trattamento: bottiglie scurissime, di vetro pesante, in cui spiccano etichette minimaliste. E nomi affascinanti: Buio è il Carignano "color FotografiaFotografiad'incendio" vinificato in purezza; "Buio Buio" il rosso barricato (6-8 mesi) "dall'aroma pieno di sole che morde la terra"; "Moro" il Cannonau "dal sapore caldo di scirocco". Nel prossimo dicembre arriverà il top di gamma: "Malombra", nome intrigante per un grande rosso "dai bagliori di fuoco vivo, colore scuro di basalto", uvaggio di Carignano e Syrah, allevato per 12 mesi in barrique. Dai rossi ai bianchi, col "Giunco", Vermentino dal "sapore tiepido di raggi al tramonto" all'"Opale", Vermentino superiore, solo in piccola parte invecchiato per sei mesi in barrique, dal "profumo di sole rapace e maturo". Inutile cercare controetichette banali, Fotografiaaccostamenti scontati cibi-vini, Sanna riserva poesie alle sue creature, frutto di ispirazione autentica. Come certi innamorati maturi, si lascia travolgere volentieri dalla passione di chi non vuole solo vendere vino, ma tenta di lanciare, in bottiglia, un messaggio d'amore per la sua Sardegna.


 


Confessioni d'un debuttante


Un Buio che risplende nelle botti di rovere: «Io vendo la Sardegna»Fotografia


Molti sardi guardano la Sardegna e non la vedono, Gavino Sanna la legge, ne interpreta le suggestioni più segrete, le trasforma in segni. Mai banali. Spesso suscitano discussioni, perché inducono a riflettere, ma non passano inosservati. Come i motivi stilizzati dei tappeti sardi riportati nelle etichette dei vini e sulla facciata della cantina. Così lo stabilimento industriale è diventato un tempio, in cui il prodotto trova la sua massima espressione di qualità, immagine, ma anche di presentazione scenografica. Perché solo in questa forma sublimata Sanna ha deciso di occuparsi di vino, dopo aver lavorato, nell'altra vita da pubblicitario, per aziende al top: Zonin, Corvo di Salaparuta, Berlucchi, Gaia, Santa Maria La Palma. «Tutte le volte che visitavo le loro tenute - racconta Sanna - rimanevo colpito dalla bellezza straordinaria dei luoghi. Posti fantastici. Così, quando Giuseppe Mele mi ha proposto di inventarci vignaioli, gli ho detto che vendere, semplicemente, vino non mi interessava. FotografiaA meno che non si trattasse di un vino di eccellenza, prodotto in un ambiente particolare. Mi è bastato vedere i vigneti di Su Baroni, il mare, il paesaggio, per farmi coinvolgere in questa bella avventura». Passione, quindi, ma non solo. La presenza di un enologo del livello di Piero Cella, di un amico fraterno, Giuseppe Mele, e di due veri vignaioli, come Daniele Pintus e Manuele Porcina, è stata decisiva. Per sé Gavino Sanna ha riservato il compito di vestire il vino. E, da stilista dell'immagine, ha inventato qualcosa di completamente diverso da tutto ciò che c'è in giro. «Ho voluto bottiglie importanti, bellissime, ma anche un modo diverso di Fotografiapresentare il vino, in etichetta e controetichetta. Ad iniziare dai nomi: uno si chiama "Buio", è un Carignano scuro in una bottiglia nera; un altro, barricato, "Buio Buio". Un bianco, affinato in botte di rovere, l'abbiamo invece chiamato Opale». Dietro ogni nome un'intuizione, un guizzo di fantasia, una contaminazione. Da un racconto di Giancarlo Fusco, su donnine allegre, nasce la folgorazione di "Malombra", destinato a un uvaggio di Carignano e FotografiaSyrah, il top della cantina. Cantato così in controetichetta: "Bagliori di fuoco vivo, colore scuro di basalto, di terra rossa e ombre notturne che ancora portano il profumo forte del sole ai grappoli sazi di Fotografiaaranciato vento". Poesie, «perché io non voglio vendere vino, voglio vendere la Sardegna, l'isola che fa sognare, buona come una mamma. Insomma, la Sardegna come piace a me». Completamente diverse anche le etichette, piccolissime, di un solo colore, col nome del vino sormontato da segni stilizzati, rivisitazione in chiave moderna degli arazzi tradizionali. «Dietro tutto questo, c'è tanta voglia di Sardegna, amore per la nostra terra, desiderio di confrontarci, in termini non provinciali, con quelli più bravi di noi». L. S.

 


Ultime News

Temi di discussione

attualmente non è presente nessun tema di discussione

Sondaggi

Cosa pensi dell'istituzione del Parco del Gennargentu?

sono favorevole
sono contrario
Non so

 vedi risultati

Meteo in Sardegna

HTML certificato W3C Css certificato W3C

   
   
PLZ PLZ