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Sant' Antioco

Data: 17/07/2009
Categoria articolo: Paesi di Sardegna
a cura di Franco Musiu

Comune di Sant'Antioco



Sant'Antioco (in sardo Sant'Antiògu, in tabarchino San Antiòcco) è
un comune italiano di 11.811 abitanti della provincia di
Carbonia-Iglesias, nel Sulcis-Iglesiente, in Sardegna.



Geografia



L'isola di Sant'Antioco su cui si trova la cittadina omonima, è la
maggiore delle isole sarde e con i suoi 109 km² è la quarta d'Italia
per estensione dopo Sicilia, Sardegna e l'Isola d'Elba, la settima del
Mediterraneo per estensione ed è abitata da ca. 12.000 abitanti. Dista
da Cagliari 84 km ca. ed è collegata all'isola madre con un istmo
artificiale. Il territorio dell'isola è diviso fra il comune di
Sant'Antioco, il più popoloso e che sorge sulle rovine dell'antica
città fenicio-punica di Sulci, e quello di Calasetta, secondo centro
abitato più importante dell'isola. Sono inoltre presenti il piccolo
borgo turistico di Maladroxia, che fa capo a Sant'Antioco e quello di
Cussorgia in zona Stann'e Cirdu, in territorio di Calasetta. L'isola è
circondata da due isolotti disabitati, detti, il più lontano, Il Toro,
e il più vicino alla costa, La Vacca, affiancato quest'ultimo da uno
scoglio denominato Il Vitello.





Economia



Sant'Antioco ha un'economia varia che comprende una modesta attività
portuale, produzione del sale, cantieri navali, pesca, artigianato
tessile, allevamento ovino, agricoltura (parte dell'isola è coltivata a
vigneti di Carignano da cui si produce un ottimo vino D.O.C.), turismo.
L'isola, oltre ad avere un pregevole patrimonio archeologico, offre
panorami mozzafiato di scogliere a picco sul mare sul lato occidentale
dell'isola, piccole cale e insenature sabbiose sul lato orientale,
ottima cucina tradizionale a base di pesce, molluschi (arselle e
vongole) e crostacei (aragoste). Sull'isola è ancora viva la tradizione
della navigazione "a vela latina"; Sant'Antioco è tra i pochissimi
comuni in Italia in cui sopravvive la tradizione dei maestri d'ascia e
la costruzione di barche presso piccole aziende a carattere famigliare.









Sagra di Sant'Antioco



Quindici giorni dopo la Pasqua si svolge la Sagra di Sant'Antioco,
protettore dell'isola e santo patrono della Sardegna. Da tutta l'isola
arrivano decine di gruppi folcloristici che sfilano lungo le strade del
paese a seguito del simulacro del Santo. Il sabato precedente alla
festa si svolge la sfilata de "Is coccois". Per l'occasione le donne
più esperte del paese nella produzione del pane preparano dei piccoli
pani speciali bianchi e lievitati detti "Coccòis de su Santu", decorati
con motivi floreali e piccoli uccelli; is coccois sono portati da
gruppi di fedeli nella Basilica e per alcune settimane sono tenuti ad
ornamento del simulacro e delle reliquie. Queste sono conservate nella
basilica di Sant'Antioco, e anch'esse vengono portate in processione.
Nascosto sotto un reliquiario dorato custodito in chiesa è conservato
il cranio del santo e in una teca una parte del femore e del bacino. La
Sagra di Sant'Antioco è la più antica festa religiosa documentalmente
attestata in Sardegna. In un documento del 1520 a firma dell'allora
Giudice di Cagliari, Sant'Antioco viene attestato come santo patrono
della Sardegna. L'origine della sagra attuale va riportata al 1615,
anno di ritrovamento di quelle che si credono le reliquie del santo
nelle catacombe sottostanti la basilica. Il primo di agosto si celebra
un'altra edizione della sagra in onore del santo, certamente non meno
suggestiva di quella primaverile, anche questa con processione
religiosa e parata di gruppi in costume sardo. Il 13 novembre si
celebra la ricorrenza religiosa con processione serale. Gli abitanti di
Sant'Antioco venerano il loro santo in modo profondo e con un
sentimento che va molto al di là della religione. Al Santo è affidata
la protezione della famiglia e in lui gli antiochensi trovano conforto
in periodi di difficoltà o di malattia. La processione in costume in
occasione delle sagre può sembrare agli occhi del forestiero
variopinta, chiassosa e disordinata ma dietro il folclore si nasconde
un sentimento di affetto e devozione profondissima per il Santo.





Riti della Settimana Santa



A Sant'Antioco sono particolarmente sentiti i riti della Settimana
Santa. La processione del venerdì santo, di stampo catalano, è molto
suggestiva. Un Cristo morto viene portato in processione al tramonto su
un catafalco dorato, seguito dalla Madonna vestita a lutto. La mattina
di Pasqua si svolge il rito de "S'incontru";Cristo Risorto e la Madonna
escono dalla chiesa di Sant'Antioco Martire e attraverso due strade
diverse a passo veloce arrivano ai due lati opposti di Piazza Umberto.
Qui s'incontrano mentre in segno di festa vengono sparati verso il
cielo dei botti.





Costumi



I costumi tradizionali di Sant'Antioco sono oggi indossati solo in
occasione delle sagre religiose. Solo alcune fra le donne più anziane
ancora portano ogni giorno una versione semplificata del costume
tradizionale. I costumi di Sant'Antioco sono di tipologia diversa in
base alla posizione sociale di chi li indossa. Su "bistiri a nostrana"
era indossato dalle donne della borghesia agricola. Comprende una gonna
a pieghe, "sa fardetta de mesu grana", di colore rosso, in tessuto
d'orbace finissimo, "su ventalliccu", il grembiule nero ricamato, "su
gipponi", il corpetto stretto in raso o velluto, "sa camisa a
polanias", la camicia bianca ricamata, "su panneddu", da mettere sulle
spalle, "sa perr'e sera", il fazzoletto ricamato, "is bottinus" le
scarpe rosse con il tacco, i gioielli: "sa gioia" (un ciondolo), "is
arreccadas" (gli orecchini), "is aneddus" (gli anelli). "Sa massaia",
la donna di casa vestiva in modo più semplice e senza gioielli (a parte
la fede). In questo vestito si ritrovano "su gipponi", "sa perr'e
sera", "su ventalliccu". Sul capo una cuffia rossa "sa scuffia", ai
piedi gli zoccoli in legno fasciati da una banda rossa: "is cappus".
Sobrio ma fiero il vestito de "Su massaiu", l'uomo, caratterizzato dai
colori nero dei pantaloni "is cracciònis", tessuti in orbace e tenuti
stretti in vita da una cintura in cuoio e dal bianco della camicia in
lino ricamata: "sa camisa". Alla cintura viene sempre tenuto un
fazzoletto piegato, di colore rigorosamente rosso. Sul capo una
"berritta" nera; le scarpe sono ricoperte da ghette, sempre nere, "is
cràccias". Il corpetto nero, da indossare sopra la camicia ("Su cossu")
è adornato da una doppia fila di monete dorate usate a mo' di bottoni.
Il cappotto di lana marrone, "su gabbanu", bellissimo, comodo ed
elegante, è più somigliante ad un mantello che a un cappotto, ma ha le
maniche.



Monumenti [modifica]

Di età prenuragica e nuragica:

fonte sacra di Funtana Cannai

nuraghe Feminedda

nuraghe S'Ega Marteddu

tomba dei giganti Su Niu 'e Su Crobu

villaggio nuragico di Grutt'i Acqua

menhir Su Para e Sa Mongia

Di età fenicio punica e romana:

Necropoli punica (riutilizzata in età romana)

Tophet (santuario fenicio per bambini deceduti in tenera età)

Mausoleo funerario Sa Presonedda

Di età romana - paleocristiana:

Basilica minore di S. Antioco Martire

Catacombe

Ponte Romano

acquedotto

Di età moderna:

Torre Canai (1757)

Forte sabaudo Su Pisu (1812)



Lisa Masia, musicista, chitarrista e cantante della band Lilies on Mars
scoperta da Franco Battiato, con il quale collabora dal 2007



Chiara Vigo,
l'unica donna al mondo ancora in grado di
tessere il Bisso. Il Bisso, secondo una tradizione millenaria importata
in Sardegna dai Fenici, è un prezioso filo dorato che si ottiene dalla
Pinna nobilis, un mollusco bivalve che popola i mari di questa zona
della Sardegna. È possibile ammirare Chiara all'opera nella preziosa
Galleria del Bisso che sorge nella centrale Via Regina Margherita.



Roberto Lai,
figura storica della Sezione Archeologia del
Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, insignito di
numerose onorificenze: Medaglia d'Argento quale Benemerito della Scuola
della Cultura e dell'Arte concessa dal Presidente della Repubblica
Oscar Luigi Scalfaro, medaglia di II grado dell'esercito Russo per
grandi meriti nella Tutela del Patrimonio Culturale internazionale,
Croce d'oro Pro Ecclesia et Pontefice concessa dal S.S. Giovanni Paolo
II, Cavaliere al Merito della Repubblica italiana concessa, motu
proprio, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

 


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