SINDACO DI ARMUNGIA
Antonio Quartu
Cenni anagrafici: Il comune di Armungia ha fatto registrare nel
censimento del 1991 una popolazione pari a 668 abitanti. Nel censimento
del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 584 abitanti,
mostrando quindi nel decennio 1991 - 2001 una variazione percentuale di
abitanti pari al -12,60%.
Gli abitanti sono distribuiti in 253 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,31 componenti.
Cenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i 47 e i 625 metri sul livello del mare.
L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 578 metri.
Cenni occupazionali: Risultano insistere sul territorio del comune 8
attività industriali con 28 addetti pari al 23,93% della forza lavoro
occupata, 15 attività di servizio con 34 addetti pari al 29,06% della
forza lavoro occupata, altre 11 attività di servizio con 29 addetti
pari al 24,79% della forza lavoro occupata e 4 attività amministrative
con 26 addetti pari al 22,22% della forza lavoro occupata.
Risultano occupati complessivamente 117 individui, pari al 20,03% del numero complessivo di abitanti del comune.
Armungia (in sardo Armùnja ) è un comune di 584 abitanti della provincia di Cagliari.
IL COMUNE DI ARMUNGIA
"Luogo amenissimo e molto delizioso" era Amungia per lo storico Angius,a inizio '800.
Il piccolo Comune si distende sul fianco di un colle circondato dai
montuosi rilievi dell'entroterra della costa est della Provincia del
Sole, a circa 40 minuti di vettura dalle spiagge di Muravera; offre al
visitatore la rarefatta atmosfera di un antico abitato di pietra sul
quale svetta il Nuraghe Armungia, una delle rare torri nuragiche
tuttora circondate dal suo "villaggio", eretta circa 3000 anni fa a
controllo della sottostante vallata del Fiume Flumendosa.
"Sull'altipiano di fronte al villaggio, le distese verdi dei cisti
fioriti in bianco, intramezzati da cespugli blu" descriveva la sua
terra il politico e scrittore Emilio Lussu, figlio dell'aristocrazia
agro-pastorale ed appassionato intellettuale, che nacque ad Armungia
nel 1890.
Il territorio comunale è in massima parte disabitato e dominato dalla
natura, con fitte leccete (Is Forreddas, Su Dottu); l'altopiano di
Murdega, impreziosito dall'omonimo Rio; i panorami dei punti in quota.
A circa mezz'ora dall'abitato, nella splendida natura di loc. Perda 'e
marmoris, affiorano vasti banchi di marmo rosaceo levigato dall'acqua
dei torrenti che vi si slargano in limpide pozze.
Circa un quarto del territorio comunale è destinato al Parco Comunale
di Is Forreddas (130 ha), un fitto bosco ricco di sorgenti e di
tracciati per mountain bike, con aree-sosta; su prenotazione si può
consumare in loco un pranzo tipico armungese, gustabile anche nella
caratteristica Locanda (10 posti letto, nel centro storico) o nei due
agriturismi locali.
La Parrocchiale dell'Immacolata custodisce una campana del 1668, una
pregevole fonte battesimale del 1706 e argenti settecenteschi.
La memoria storica della cultura agro-pastorale armungese è custodita
nel Museo etnografico "S'Omu de is Ainas" (la casa degli attrezzi).
Armungia è luogo ideale per vivificanti soggiorni nella quiete del suo
abitato e nell'esplorazione della splendida natura che lo circonda.
Prodotti locali
Dai profumati pascoli armungesi provengono eccellenti carni e formaggi
ovini e caprini, tra cui l'antichissimo casuxedu, un candido formaggio
ovino fresco, consistente e brillante come un budino; dai boschi funghi
selvatici (primavera-autunno).
Piccoli vigneti ed orti di produttori "per passione" punteggiano il
territorio. Il Cannonau di Armungia è rinomato e lo si gusta
collettivamente nelle festività comunali, insieme ai ravioli con
ricotta e zafferano (culingionis), maialino schironato (allo spiedo) e
i dolci di mandorla e glassa profumata ai fiori d'arancio.
Emilio Lussu (Armungia, 4 dicembre 1890 – Roma, 5 marzo 1975) è stato un politico, scrittore e militare italiano.
Armungia, luogo della sua prima formazione democratica
La famiglia di Emilio apparteneva al ceto benestante di Armungia
(piccolo centro situato nel Gerrei e confinante con l'estrema punta
meridionale della Barbagia), ma grazie all'esempio paterno egli visse
in un clima sostanzialmente egualitario. Il paese di Armungia è stato
spesso presentato da Lussu sotto un'aura mitologica, come luogo di
formazione dei suoi valori più profondi (rispetto dell'uomo e del
lavoro, partecipazione democratica) e in definitiva della sua identità
sarda (la lingua natale, le tradizioni, l'orgoglio delle radici e la
loro difesa contro la sopraffazione coloniale). Questo patrimonio
iniziale si rafforzò in una prospettiva più consapevolmente politica
nel rapporto con le correnti repubblicane e socialiste del Novecento a
Cagliari, Roma e Parigi
Lussu e la Grande Guerra
A Cagliari si laureò in giurisprudenza nel 1914. Nel periodo
universitario Lussu si schierò con gli interventisti democratici
(repubblicani, salveminiani), perché l'Italia entrasse nella Prima
guerra mondiale contro gli Imperi centrali (Impero tedesco e Austria).
Vi prese parte direttamente, come ufficiale di complemento nella
Brigata Sassari, costituita su base regionale per la maggior parte da
contadini e pastori sardi.
Nel 1916 la Brigata fu inviata sulle montagne intorno ad Asiago per
creare un fronte che resistesse a qualunque costo alla discesa degli
austriaci verso Vicenza e Verona; le vittorie dei sardi nei primi
scontri furono seguite da un potente contrattacco che li vide impegnati
sino al luglio dell'anno successivo, sul Monte Zebio e nei pressi di
Monte Castelgomberto, in una sfiancante e sanguinosa lotta che, più che
per avanzare, si conduceva per la tenuta delle posizioni. Era del resto
questa la vera guerra di trincea, ed era la guerra di una truppa
gestita dai suoi distanti generali con modi ed intenzioni che oggi
apparirebbero intollerabili.
Questa esperienza ispirò a Lussu il capolavoro per il quale è
principalmente noto, Un anno sull'Altipiano, scritto nel 1937 (di
questo romanzo è stata fatta un riduzione cinematografica ad opera di
Francesco Rosi dal titolo Uomini contro del 1970); si tratta di
un'importantissima memoria, di un prezioso documento sulla vita dei
soldati italiani in trincea che, per la prima volta nella letteratura
italiana, descrive l'irrazionalità e il non-senso della guerra, della
gerarchia e dell'esasperata disciplina militare in uso al tempo.
Dotato di un algido razionalismo, l'autore poté lucidamente dimostrare
nel suo scritto la profonda differenza fra ciò che davvero accadeva ai
soldati e quanto invece ne conosceva l'opinione pubblica; dipinse in
tutti i suoi drammatici aspetti quanto fosse inutilmente crudele la
disciplina militare applicata a poveri contadini analfabeti e quanto
infondato fosse il rispetto dovuto ai generali ed agli ufficiali
superiori, i quali avevano ed applicavano eccesso di arbitrio. In un
brano di notevole efficacia, descrisse il silenzioso terrore dei
momenti che precedevano l'attacco, il drammatico abbandono della
"sicura" trincea per proiettarsi verso un ignoto, rischioso, indefinito
mondo esterno: «... tutte le mitragliatrici ci stanno aspettando».
Si è detto che l'opera stia costantemente guadagnando modernità, se non
proprio attualità, e che il suo contenuto stia con pari costanza
guadagnando comprensibilità e condivisibilità man mano che la comune
considerazione della guerra evolve nel senso di generale riprovazione.
Effettivamente, molti dei concetti espressi nel libro hanno trovato
postumo suffragio in noti movimenti culturali, ideologie politiche e
sentimenti popolari di epoche successive, specialmente dopo la Seconda
guerra mondiale ed altri conflitti minori.
Al libro sono stati attribuiti molti significati politici, talora per
meri fini strumentali, ma essenzialmente è scritto in forma di
reportage, a mezza via fra il resoconto giornalistico ed un racconto in
termini familiari; le riflessioni contenute o suggerite sono piuttosto
ad un livello morale o filosofico.
Essendo stato prima della stesura dell'opera un interventista ed un
rivoluzionario (fece parte del movimento clandestino antifascista
Giustizia e libertà), Lussu sembrò in qualche modo compiere
un'inversione di marcia rispetto ai convincimenti precedenti,
descrivendo con sobrietà che cosa davvero sia, nei suoi momenti più
crudeli, quella guerra dapprima cercata come conflitto dell'istituzione
e poi come conflitto contro l'istituzione.
Non rimase fuori dalla narrazione il tema sociale riguardante il modo
in cui le classi inferiori venivano "usate" a fini bellici. La
partecipazione delle masse contadine sarde alla Grande Guerra fu in
effetti un momento di passaggio fondamentale che pose in termini
completamente nuovi la "questione sarda". Alla luce delle lotte
condotte dal movimento socialista dell'epoca (la rivoluzione russa fu
essenzialmente una rivoluzione contadina) essa divenne infatti il
leitmotiv di un imponente moto di popolo che, nell'immediato
dopoguerra, coinvolse ampi strati delle classi lavoratrici sarde. Fra i
suoi organizzatori, Lussu fu uno dei più attivi ed amati.
L'antifascista e il politico
Alla fine della guerra (1919), insieme a Camillo Bellieni ed altri
reduci, Lussu fondò il Partito Sardo d'Azione, da subito connotato come
movimento autonomista e federalista, che pose al centro della sua
azione politica la "questione nazionale sarda". Fu un movimento di
massa che coinvolse i contadini e pastori sardi in nome della
distribuzione delle terre e dei pascoli, contro i ricchi possidenti
agrari e i partiti politici da loro sostenuti e prese linfa soprattutto
dall'Associazione Nazionale Reduci e Combattenti di cui praticamente
tutti gli aderenti sardi vennero iscritti d'ufficio al nuovo partito.
Il partito fu munito di personalità giuridica e venne formalmente
costituito nel 1921, con l'obiettivo non certo accessorio di
contrastare la crescita del movimento dei Fasci. Inizialmente Lussu fu
incaricato di trattare una eventuale fusione tra il Partito Sardo
d'Azione e il Partito Fascista, ma nel corso delle trattative, per
motivi che la storiografia non è riuscita a chiarire con esattezza, si
ritirò dall'incarico (il prefetto fascista Asclepia Gandolfo scrisse a
Mussolini che Lussu si era ritirato poiché non gli era stata garantita
una funzione di rilievo nel fascismo sardo). La fusione tra Partito
Sardo d'Azione e Partito Fascista fu portata avanti da altri esponenti
come Paolo Pili, ed ebbe parzialmente successo, ma non ebbe l'appoggio
di altri intellettuali e dirigenti del partito come Camillo Bellieni,
Francesco Fancello e lo stesso Lussu. Nello stesso anno Lussu fu eletto
alla Camera dei deputati e fu in seguito tra i deputati della
"secessione aventiniana", famosa forma di protesta dopo il delitto
Matteotti.
Nonostante una prima sottovalutazione del fenomeno fascista, la sua posizione fu in seguito tra le più radicali e nette.
« In quest'ultimo caso, fu consapevole che la vittoria sarebbe
stata raggiunta (come in effetti fu) soltanto militarmente: da qui
l'organizzazione degli Arditi del popolo contro gli squadristi
fascisti; la progettazione di un'insurrezione antifascista e
repubblicana in Sardegna; l'intervento nella guerra di Spagna con le
Brigate internazionali e la partecipazione alla lotta di liberazione
nel Partito_d'azione.[3][4] »
Fu più volte personalmente e fisicamente colpito (e ferito) da
aggressori rimasti ignoti. Nel 1926, durante uno di questi attacchi
(per combinazione subíto lo stesso giorno dell'attentato a Mussolini, a
Bologna[5]), Lussu sparò ad uno degli aggressori che cercavano di
introdursi nella sua casa di Cagliari, lo squadrista morì in seguito
alla ferita, e Lussu venne perciò arrestato e processato. Gli fu
riconosciuta la innegabile circostanza di legittima difesa, ma poco
tempo dopo fu condannato a 5 anni di confino a Lipari dal Tribunale
Speciale.
Dal confino Lussu evase nel 1929 insieme a Carlo Rosselli e Francesco
Fausto Nitti, che narrerà l'avventurosa evasione nel libro Le nostre
prigioni e la nostra evasione pubblicato in edizione italiana solo nel
1946 (del 1929 è la prima edizione in inglese col titolo di Escape) per
raggiungere Parigi, dove scrisse un libro sugli avvenimenti di quel
decennio (La catena). Insieme a Gaetano Salvemini e allo stesso
Rosselli diede vita al movimento antifascista "Giustizia e Libertà",
ideologicamente orientato in senso socialista liberale, che proponeva
metodi rivoluzionari per abbattere il regime e sradicare dalla società
italiana le sue cause (culturali, economiche, politiche); compì le sue
attività clandestine con il nome in codice di "Mister Mills". Nel 1936
fu in Svizzera per curare la tubercolosi contratta in prigionia, e qui
scrisse un libro di stile manualistico sulla teoria dell'insurrezione.
Sempre a Parigi, pubblicò "Marcia su Roma e dintorni", che racconta
l'affermarsi del fascismo in Sardegna, dal 1919 al 1929, con le sue
violenze e i suoi piccoli uomini di regime. Prese parte alla guerra
civile spagnola nel fronte antifranchista (anche se soltanto
brevemente, a causa delle sue cattive condizioni di salute). Il suo
ritorno in Italia (e in Sardegna) avvenne solo dopo l'armistizio del
1943, in un paese ben presto occupato dai nazisti. Dopo la fusione di
Giustizia e Libertà e Partito d'Azione, diventato uno dei leader della
nuova formazione politica, partecipò alla Resistenza a Roma, mantenendo
comunque stretti rapporti con il Partito Sardo d'Azione. Come esponente
di punta dell'ala socialista del partito guidò lo scontro contro la
corrente liberaldemocratica di Ugo La Malfa[6], un conflitto che fu la
causa scatenante della scomparsa del Partito d'Azione. Il tormentato
rapporto di Lussu con la dirigenza moderata e conservatrice del partito
sardo post-bellico sfociò nel '48 in una rottura: la corrente lussiana
fondò un nuovo partito (il Partito Sardo d'Azione Socialista), che
confluì di lì a poco nel PSI.
Nel 1945 fu ministro all'assistenza postbellica nel primo governo di
unità nazionale dell'Italia libera, quello presieduto per breve tempo
dall'azionista Parri e nel successivo governo del democristiano De
Gasperi, come ministro senza portafoglio per i rapporti con la Consulta.
Nella seduta alla Camera del 13 dicembre 1947, i deputati Alberto
Cianca e Lussu avevano mosso delle accuse nei confronti di Francesco
Chieffi: il primo l'aveva nominato "collaboratore dei tedeschi", ed il
secondo aveva dichiarato che Chieffi era stato "fornitore di donne ai
tedeschi".
Il 22 dicembre 1947 un'apposita Commissione di inchiesta parlamentare,
presieduta da Luigi Gasparotto, concluse che le accuse erano senza
fondamento sotto ogni profilo[7].
Nel 1964 partecipò alla scissione del PSI da cui nacque il PSIUP
(Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) contro la politica di
intese con la Democrazia Cristiana avviata da Nenni. Tuttavia guardò
con crescente distacco a questa nuova esperienza mano a mano che il
PSIUP entrò sempre più nell'orbita del PCI.
La sua vecchiaia operosa lo vide scrivere importanti pagine di storia
(fra le quali quelle dedicate alla vicenda del Partito d'Azione), e fu
sempre in contatto con la sua terra, dei cui problemi discusse fino
all'ultimo. Morì a Roma nel 1975.
La complessità dell'uomo
Il cambiamento di posizione concettuale rispetto alla guerra fu oggetto
di intensa discussione nel mondo politico, più che in quello
letterario: prima giovanissimo interventista, poi esponente di punta
delle trattative che dovevano condurre il Partito sardo d'Azione alla
fusione con il Partito Fascista, poi ancora, nell'esilio imposto dai
fascisti, autore di un manuale sull'insurrezione contro la tirannide
(Teoria dell'insurrezione), e poco tempo appresso autore di un testo
che sarebbe difficile non definire come pacifista; poi ancora
volontario in Spagna, Lussu consegnava ai critici un'impostazione
ideologica ed etica originale, anche se non priva di aspetti
problematici. Su di essi gli avversari politici (dai fascisti agli
indipendentisti sardi reazionari; dai clericali agli stalinisti)
tentarono di speculare per mettere in ombra il suo percorso politico e
umano, improntato ad uno schietto ed intransigente socialismo
libertario, sardista e federalista.
Fu interventista democratico (e non nazionalista, come molti di coloro
che poi confluirono nel movimento fascista nel primo dopoguerra)
all'età di 23-24 anni: l'esperienza drammatica della guerra gli fece
capire l'assurdità di questa grande carneficina e ne trasse una serie
di insegnamenti che poi ispirarono molta parte delle sue successive
scelte politiche. Lottò infatti al fianco dei contadini e pastori sardi
per il loro riscatto e si oppose alle dittature fasciste e naziste in
nome dei principi di giustizia sociale, libertà, autonomia. In
quest'ultimo caso, fu consapevole che la vittoria sarebbe stata
raggiunta (come in effetti fu) soltanto militarmente: da qui
l'organizzazione armata delle "camicie grigie sardiste" contro gli
squadristi fascisti; la progettazione di un'insurrezione antifascista e
repubblicana in Sardegna; l'intervento nella guerra di Spagna con le
Brigate internazionali e la partecipazione alla lotta di liberazione
nelle file del Partito d'Azione.
Affermare, come alcuni fanno ancora oggi, "il repentino abbandono della
"causa sarda", unito alla singolare "rinnegazione della sua terra" nel
caso di Lussu è un falso storico. Non solo non rinnegò mai le sue
radici sarde ma disprezzò sempre chi lo fece; Lussu tuttavia non fu mai
un indipendentista e la sua azione politica non può essere mai
accostata a questa opzione; restò in contatto sia personale che
epistolare con numerosi esponenti del mondo politico sardo (compresi
quei sardisti dai quali si era allontanato al momento della scissione);
visitò, anche in qualità di uomo politico, numerose volte l'isola, ed
il paese natale di Armungia; in parlamento difese le pur deboli
prerogative concesse dallo statuto autonomista sardo (consapevole che
si trattava di ben poca cosa rispetto all'autogoverno derivante dalla
trasformazione federalista dello Stato, obiettivo per cui lottò una
vita) e richiamò l'attenzione del governo e delle altre forze politiche
sulla necessità di migliorare le condizioni economiche e sociali del
popolo sardo e, in particolare, delle sue classi lavoratrici e
proletarie (si vedano i due volumi dei suoi Discorsi parlamentari e la
raccolta postuma di interventi Essere a sinistra).
Il libro Un anno sull'altipiano resta un capolavoro ed è usualmente
letto come opera letteraria in sé, ma di fatto è un manifesto politico.
Vita privata
Lussu sposò Joyce Salvadori, poetessa fiorentina di origine
marchigiana, partigiana ed intellettuale di notevole talento, i cui
primi lavori furono apprezzati da Benedetto Croce (di Joyce si vedano i
libri autobiografici L'olivastro e l'innesto, Fronti e frontiere; molto
belle sono anche le sue traduzioni del poeta turco Hikmet).
Ebbero un figlio, Giovanni, che oggi è un affermato grafico editoriale.
Emilio Lussu fu amico di Silvio Mastio, di Emilio Cuccu e dell'eroe
tempiese tenente Alfredo Graziani già "Tenente Grisoni" nel libro "Un
anno sull' altipiano".
« Emilio Lussu scriveva che gli ex combattenti erano tutti dei
socialisti potenziali: avevano maturato una concezione
internazionalista in trincea… Per capire la contraddittorietà, ma anche
la sincerità di quelle tensioni ideali, pensa alle simpatie che la
rivoluzione Russa riscuote tra molti legionari Fiumani!… Si tratta di
una pagina di storia che poi è stata “accomodata” e nascosta, ma fa
pensare… Perché per il fascismo era importante appropriarsi anche
dell’esperienza Fiumana? È semplice: perché il fascismo non aveva la
storia del partito socialista, non aveva dietro di sé la cultura
cattolica del partito popolare, non aveva neppure le vecchie tradizioni
risorgimentali dei liberali; si trattava di un movimento nuovo, che si
muoveva solo nella logica della presa del potere, privo di solide
radici ideologiche o simboliche, che cercava di “mettere il cappello”
ad un’ampia fetta di popolazione in cui era percepibile un disagio
istintivo… Il fascismo aveva, insomma, l’esigenza di appropriarsi di
una “storia” altrui, non avendone una propria… »
Manifestazioni
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19/20 Gennaio
San Sebastiano: su fogaroni, grande falò, danze e feste in piazza.
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28 Maggio
B.V. Immacolata.
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24 Giugno
San Giovanni, rito di su foghixeddu (il piccolo falò), danze e feste
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31 Ottobre
Ricorrenza di Is Animeddas.