Il Nepente di Oliena nel racconto di D' Annunzio
Data: 10/03/2006
Categoria articolo: Enologia
Il vino d’ Oliena, nel nuorese, il Nepente, dal vitigno cannonau, e’ conosciuto nella letteratura soprattutto per la famosa lettera che Gabriele D’ Annunzio scrisse nel 1909 dalla Marina di Pisa ad Hans Barth, tedesco, da anni e anni a Roma, corrispondente di uno fra i piu’ importanti giornali di Berlino, nonche’ estimatore, a quanto pare molto competente degli ottimi vini italiani. Infatti scrisse una guida del perfetto bevitore e un itinerario bacchico.
In un articolo pubblicato nel Corriere della Sera, Gabriele D’ Annunzio, prendendo spunto del libro di Barth, parla di tanti ricordi personali, e poi dice che egli ‘’acquatile’’, non potrebbe dare all’ amico che scarso ragguaglio delle taverne pisane. Ma se l’ amico battera’ alla porta della sua casa, egli potra’ fargli assaggiare un nettare – degno veramente degli dei – che hanno prodotto le vigne di Oliena.
Ricorda il suo viaggio giovanile in Sardegna, fatto in compagnia di Edoardo Scarfoglio, direttore del quotidiano il Mattino di Napoli, e di Cesare Pascarella, poeta napoletano, e fa un meraviglioso elogio del vino di Oliena.
‘’…io vi prometto – scrive D’ Annunzio – di sacrificare alla vostra sete un boccione d’ olente vino di Oliena serbato da moltissimi anni in memoria della piu’ vasta sbornia di cui sia stato io testimone e complice…’’
‘’Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi lasso! Io sono certo – scrive ancora il poeta – che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai piu’ partirvi dall’ ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellette scarpellate nel macigno che i Sardi chiamano Domos de Janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo. Io non lo conosco se non all’ odore; e l’ odore, indicibile basto’ a inebriarmi.’’
Nel descrivere la sbornia di Oliena il Vate racconta: ‘’giungemmo nella patria del rimatore Raimondo Congiu piena di pastori e tessitrici, ricca di olio e di miele, ospitale tra i Sepolcri dei Giganti e le Case delle Fate (Domos de Janas). Subito i maggiorenti del popolo ci vennero incontro sulla via come a ospiti ignoti; e ciascuno volle farci gli onori della sua soglia, a gara…’’
‘’…Esso poi e il Quinte si riempirono di un letargo che duro’ due giorni. Ma in tutto (udite, o luterano ligio alle regole papali!) la sbornia d’ Oliena fu quadriduana.’’
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