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Parco ''Foreste Gutturu Mannu'', sindaci favorevoli

03/03/2006

Le foreste di Gutturu Mannu come parco naturale? Sono tutti d’accordo, i sindaci, per conto delle rispettive popolazioni, ma con qualche distinguo. D’accordo sul fatto che il parco potrebbe essere un’opportunità di sviluppo economico; meno d’accordo sulla gestione, che deve essere di competenza dei Comuni, anche per il principio di “equiordinazione” che assegna l’esercizio delle funzioni “a chi è più vicino al territorio”. L’audizione dei sindaci in Quinta commissione (agricoltura e ambiente) è servita a mettere a fuoco il problema ed a raccogliere idee (lo ha precisato il presidente, on. Alberto Sanna) da parte delle amministrazioni locali, protagoniste di questa vicenda.
Il progetto ha storia antica essendo nato subito dopo l’approvazione della legge regionale 31 del 1989; ma solo di recente ha avuto uno sviluppo decisivo. Due le perplessità iniziali (ha riferito il sindaco di Sarroch, Salvatore Mattana): l’eccessiva estensione del parco (68 mila ettari con l’inclusione di interi territori) che rischiava di penalizzare i paesi interessati; il verticismo delle decisioni (“una proposta calata dall’alto”). Il disegno di legge della giunta (201, collegato alla finanziaria) ha corretto il tiro, restringendo l’area, quasi per intero proprietà dell’Ente foreste e del Wwf (Monte Arcosu), già sottoposta a vincoli. Col parco le popolazioni intendono riappropriarsi di quei territori, ora praticamente preclusi.
Qualche riserva viene avanzata sulla forma giuridica (la Regione propende per l’ente pubblico; i sindaci per il consorzio fra Comuni) anche in previsione di un ampliamento del nucleo originale con l’apporti di territori comunali. In ogni caso – ha ricordato l’on. Matta – il ruolo degli enti locali è da valorizzare (ha fatto specifico riferimento alla nomina del presidente) tenuto conto anche del fatto che la pianificazione (piano parco) “si sovrappone agli strumenti urbanistico comunali”.
“Non vogliamo essere esclusi”, ha ripetuto Ignazio Sorgia, sindaco di Uta, ricordando un’altra esperienza negativa per l’amministrazione, quella di Macchiareddu. Il 40 per cento dell’area industriale ricade nel territorio, ma il Comune “non è mai stato rappresentato nel Consiglio di amministrazione del Casic. Se fossimo esclusi anche dal parco si solleverebbe il malumore della popolazione”.
D’accordo anche Walter Cabasino, sindaco di Pula, il Comune che conferisce oltre un terzo dei territori del parco (5.800 ettari). L’obiettivo – ha spiegato – è quello di rendere fruibili i territori alla popolazione. Oggi, per arrivarci, bisogna fare il giro da Domus de Maria; le strade di accesso sono sbarrate dall’Ente Foreste, fatto che è vissuto”in modo problematico” dalla popolazione.
Senza vincolo di sorta, il territorio di Siliqua presenta invece qualche difficoltà. I vincoli ci saranno, ma la presenza dei sindaci nella gestione del parco ridurrebbe “le resistenze della popolazione”.
Aiuto alla Regione ha chiesto Elio Sundas, sindaco di Santadi. La gente è d’accordo, ma c’è una minoranza che rumoreggia e prevale – è un classico – sulla maggioranza silenziosa. Il “soccorso” regionale servirebbe a spiegare le prospettive anche economiche. C’è un problema, tuttavia, quello della viabilità, senza la quale “il parco non si gode”; una strada (la “provinciale 1” da Santadi a Santa Lucia) bianca non facilita l’accesso. “Non vogliamo né polvere, né fango”.




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