Cerca nel Web
Sei qui: Home > News > Fiera dell' artigiato a Mogoro

Fiera dell' artigiato a Mogoro

20/08/2007

Artigianato e tradizione. Manualità e fascino del made in Sardinia. Sono queste le parole chiave della fiera dell'artigianato mogorese che venerdì 3 agosto 2007 alle 19,30 aprirà i battenti al pubblico di appassionati delle lavorazioni fatte rigorosamente a mano. Al taglio del nastro oltre al sindaco Gianni Pia e all'amministrazione comunale organizzatrice della kermesse, l'assessore regionale ai lavori pubblici e tanti ospiti. Arazzi, tappeti, cassapanche, gioielli e prodotti culinari rimarranno in bella mostra dalle 10 alle 21 tutti i giorni fino a lunisi 27 agosto in piazza Martiri della libertà. Era il 1961 quando alcune donne del paese e una manciata di artigiani del legno guidati dal sindaco Efisio Lippi Serra e dall'amministrazione comunale di allora, a diedero vita all"ormai prestigiosa Fiera del tappeto mogorese. Scopo della mostra mercato insegnare l’arte del tessere tradizionale e soprattutto educare il pubblico al gusto della pura tradizione sarda senza sofisticazioni come si legge sul cartoncino d’invito all’inaugurazione della 2°edizione nel 1962.

Ingresso della Fiera del tappetoPer tre anni la fiera durò solo dal 19 al 21 maggio, i tre giorni dedicati ai festeggiamenti in occasione del patrono San Bernardino per diventare poi di quindici giorni e addirittura arrivare a toccare le tre settimane. Come la durata, anche il momento della manifestazione nel corso degli anni è cambiato: è passato da maggio ad agosto per poi attestarsi nel periodo tra fine luglio e prima settimana di agosto e infine sfiorando ferragosto. È diventata così meta di shopping e cultura per migliaia di turisti italiani e stranieri attratti non solo da mare e sole, ma anche dai tesori della tradizione isolana. Ed è proprio grazie a questa importante vetrina che Mogoro si è trasformato in un polo d’attrazione dell’artigianato facendosi conoscere nella penisola, ma anche in Europa e nel mondo.


La Fiera del tappetoA partire dal 1966 oltre ad espositori mogoresi la fiera si apre alle manifatture tipiche provenienti da ogni angolo della Sardegna. E soprattutto amplia gli spazi espositivi e garantisce maggior visibilità alle opere d’arte realizzate dall’ingegno isolano. Se infatti dall’inaugurazione nel 1961 la mostra viene allestita nel vecchio edificio delle scuole medie di via Dessì a due passi dalle incantevoli mura medioevali della chiesetta del Carmine e del convento ad essa annesso, viene spostata qualche anno dopo nel grande caseggiato delle scuole elementari in piazza Sant’Antioco dove rimane per decenni e raccoglie grandi consensi e successi di pubblico e di critica. È il 1995 quando a causa dei lavori di
ristrutturazione della scuola elementare la fiera torna in via Dessì, ma nelle sale della nuovissima scuola media per approdare nel 1999 nel centro polifunzionale di piazza Martiri della Libertà, nato appositamente per ospitare la vetrina dell’artigianato in spazi attrezzati e suggestivi in cui scenografia ed esposizione vengono mirabilmente curati in tutti i dettagli dall’ente Isola e in particolare dal referente artistico Martino Poggiu.


Ma fiera è anche evento tra intrattenimento e commercializzazione. Ad essa è infatti abbinato il ricco calendario di appuntamenti culturali, eventi artistici, balli, musica e spettacoli dell’"Estate Mogorese" a cui per quest'edizione 2007 si aggiungono la mostra di pittura di Dina Pala e il laboratorio di restauro con i ritrovamenti fatti al nuraghe Cuccurada entrambi nel museo comunale inaugurato di recente e realizzato nell'ex convento vicino alla chiesetta della Madonna del Carmine. Mostra di pittura e laboratiorio saranno aperti ai visitatori per tutto il periodo della fiera del tappeto.


Le aziende



Esposizione artigianaleSono circa 80 le aziende che espongono i loro prodotti in fiera e provengono da tutta la Sardegna. Severissima la selezione effettuata da una commissione di esperti esterna allo scopo di mantenere alta la qualità e il legame con l’artigianato artistico e la tradizione locale. È questa la prima garanzia che la più importante vetrina dell’artigianato sardo offre ai suoi visitatori: lavorazione rigorosamente a mano e creatività nel rispetto della tradizione. Nascono così i pezzi unici che hanno fatto e fanno di Mogoro il paese simbolo della produzione artigianale isolana. E oggi, come in quel lontano 1961 in cui la kermesse mogorese nacque, maestre del tessile come Pina Piras Spanu, Dina Maccioni, le sorelle Fatteri, la cooperativa "Su Trobasciu” (anche centro pilota dell’ente I.S.O.L.A.), e altre, continuano a proporre mirabili arazzi e tappeti dai disegni e colori della Marmilla. Non mancano mai a questo appuntamento. Come loro, c’erano e ci sono ancora gli artigiani del legno: le famiglie Mandis, Serra, Casu, Maccioni, Orrù e Piras. Ma anche i produttori provenienti dai centri di tutta l’isola non sono da meno. Espongono anche ferro battuto, ceramiche dai mille colori, specchi e lampade, cestini, coltelli sardi o gioielli in oro e argento.


Uva sotto spiritoÈ dal 2000 poi che la fiera del tappeto mogorese ospita anche i prodotti dell’agroalimentare: carciofini, cardi, peperoncini ripieni, pane tipico, dolci e formaggi spesso biologici prodotti nei paesi del consorzio Sa Corona Arrùbia di cui Mogoro fa parte. Per la gioia di buongustai e sommelier, immancabili i vini doc della cantina sociale “Il Nuraghe” e la bottarga di muggine lavorata, a Mogoro dalla Blue Marlin.


Nuovi entrati nell’esposizione e subito premiati dal successo i mirabili gioielli realizzati in ossidiana e oro, i quadri, realizzati in svariati materiali, raffiguranti antichi portali, muri in pietra e aie da cui spiccano i rossi pomodori appesi come un tempo, ruote di carro in bella vista, brocche e cestini d’antica fattura: scorci di architettura e vita della Marmilla.


Fase di lavorazione del ferro battutoCome se non bastasse, con la fiera, gli artigiani spalancano le porte delle loro botteghe e l’attività incessante della Pro Loco permette di aprire una finestra sul passato della comunità con mostre a tema: del libro sardo, arazzo antico o dei mestieri d’un tempo, delle credenze popolari come malocchio e gioielli d’epoca


L'arazzo e il tappeto



ArazzoL’arazzo è il re della produzione mogorese. Con il suo sfavillio di colori e fili dorati è il manufatto più antico che le donne di Mogoro tessevano fin dalla notte dei tempi. Era un’usanza, ma soprattutto un’arte che si tramandava di madre in figlia. Cominciavano da giovanissime a tessere prima delle semplici tele per sacchi, poi copri materassi in lino, tele per camice e lenzuola fino al corredo nuziale, abiti, addobbi per l’arredo domestico ma anche per buoi e cavalli. Ed è forse per questo gusto nell’adornare la casa o gli animali nei giorni di festa con i propri lavori intessuti che la tradizione dell’arazzo a Mogoro è rimasta viva fino ai giorni nostri. L’arazzo nasce infatti come coberibancu, ovvero copri cassa o tappeto da tavolo proprio per ornare con i suoi colori quei mobili così poveri ed essenziali e dare ad ogni casa quel tocco di singolarità e peculiarità che animava le donne del paese. Tant’è che era uso comune per le donne firmare i loro capolavori tessendo negli arazzi oltre al loro nome anche la data di esecuzione e magari anche per chi l’arazzo era stato realizzato o a chi veniva donato. L’arazzo era lungo e stretto (circa 50 cm di larghezza) come i tavoli d’allora ed è solo alla fine degli anni Quaranta che comincia a venir appeso alle pareti come un grande quadro decorativo, le sue misure si ampliano (si arriva agli 80 cm di larghezza) e la lunghezza diventa standard (intorno a 180 cm), mentre prima si adattava a mobili e tavoli.


Il telaioCaratteristica dell’arazzo mogorese è l’esplosione dei colori. Rosso, azzurro, verde, giallo, nero e a fili dorati davano e danno broccati sfavillanti carichi di simboli. Dal liocorno alla colomba sinonimi di purezza e castità, alla cornucopia simbolo d’abbondanza come l’uva che raccoglie in sé immagini cristiane insieme alla fontana e all’acqua anch’esse metafore tipicamente religiose. C’è, dunque, un mix di sacro e profano nelle rappresentazioni stilizzate degli arazzi, ma anche figure antropomorfe come i ballerini di ballo sardo o “Sa dama intrendi in cresia” (la dama che entra in chiesa) raffigurazione tipicamente mogorese come anche la decorazione “tulipani e dalie” di lunghissima tradizione e il cui esemplare più antico ancora conservato risale al 1882 ed è di proprietà della parrocchia.


EsposizioneMa se arazzi e copricasse (coberibangus), bisacce (bettuas), collari per buoi e cavalli (cannacas), coperte da letto (cillònis e fanigas) hanno una tradizione antichissima, il tappeto sardo nasce in tempi recenti. Siamo infatti intorno ai primi anni Cinquanta quando comincia una reinterpretazione e rielaborazione dell’artigianato nelle sue forme e nei suoi usi. Così a partire dalla lavorazione tipica delle coperte (cillonis) nasce il tappeto realizzato con la lana sarda più grossa e grezza. I colori sono più sobri rispetto agli arazzi con l’uso diffuso di beige, rosso e nero, ma simboli e tradizioni rimangono invariati.


Le tecniche di lavorazione



Lavorazione al telaioLe tecniche di lavorazione di arazzi e tappeti si tramandano di generazione in generazione. Ma decorazioni e accostamenti di colori impreziositi da fili d’oro e argento nascono da tradizione artistica, fantasia e creatività dei singoli artigiani. È questo il mix perfetto che fa dei manufatti mogoresi delle vere e proprie opere d’arte, uniche e pienamente riconoscibili pur all’interno di una tradizione che non è solo mogorese, ma tipica di numerosi centri isolani.


Tutta la produzione tessile è realizzata con il telaio orizzontale in legno di castagno o d’ulivo a pedali. L’origine è antichissima e la trama viene inserita tra i fili d’ordito mediante l’uso di una navetta a scafo. Il numero di licci può variare da 2 a 13 e un arazzo 80 X 180 cm può intrecciare oltre mille e 100 fili.


Fase di cucituraGli arazzi mogoresi sono realizzati con la tecnica detta “a bàgas” che è tipica della cittadina. È molto complessa e richiede elevate capacità tecniche, ma consente di ottenere dei tessuti che potrebbero apparire ricamati dopo la tessitura. È infatti detta anche a broccato con trame supplementari colorate che si intrecciano nei fili dell’ordito per fare dei disegni. Le misure in passato erano di 40/50 cm di larghezza, mentre la lunghezza era decisa a seconda delle necessità. Quando gli arazzi cominciano a venir appesi alle pareti la larghezza passa a 80 cm e la lunghezza a 180 cm anche se possono tuttora venir realizzati a misura a seconda delle esigenze.


Le coperte, o cillònis, sono realizzate “a briabi”, tecnica molto complessa e ormai caduta in disuso che permetteva disegni molto complicati; “ a pibionis” ovvero acini d’uva. È una tecnica assai diffusa in cui il disegno è costituito da grani in rilievo e viene creato da un filo di trama supplementare che, fatto passare attraverso i fili dell’ordito, viene ripreso con le mani e avvolto in un ferro metallico (sa busa è infatti il ferro da calza) in modo da dare al disegno un forte risalto sull’ordito. Spesso nelle coperte era realizzata con questa tecnica solo la ghirlanda decorata che ornava la fascia di bordatura intorno alla coperta.


ArazzoI tappeti  nascono dalla rielaborazione delle coperte o cillònis. E infatti vengono realizzati con la tecnica “a pibiònes” che ricoprendo l’i ntera estensione del tappeto gli conferiscono un aspetto uniforme e di notevole consistenza. Le misure variano dai 2m x 1 ai 3,5m x 3, ma qualunque tappeto può essere realizzato su ordinazione a seconda delle necessità.


Gli altri prodotti



La cassapancaL’arte tessile di Mogoro è celebre in particolare per arazzi e tappeti. Ma tra i prodotti realizzati dalle tessitrici si trovano tuttora anche "is coberibangus" (i copricassa), "is bettuas" (le bisacce), "is cannaccas" (i collari per buoi e cavalli) usate durante le processioni religiose o per le manifestazioni a cavallo, ma anche appese a parete come elementi di ornamento, "is cillôis"e "is fanigas" (le coperte da letto singole o matrimoniali), le tende e gli asciugamani in lino intessuto.


Anche i prodotti in legno nascondono i segreti di un'arte millenaria che si tramanda di padre in figlio. Cassepanche ricche di motivi decorativi (rosoni, pavoni, figure geometriche) intagliati a mano con la sgubbia, un attrezzo utilizzato per incidere le superfici in legno e realizzare le decorazioni. Credenze, armadi, tavoli, salottini e scanni impagliati a mano con “sa spadua”, un’erba palustre raccolta nella zona e fatta essicare, sono piccoli capolavori creati secondo i canoni della tradizione sarda più autentica che ogni artigiano firma incidendo sul legno il nome proprio come si fa con le opere d’arte. Molteplici i legni utilizzati tra i quali i più pregiati e caratteristici il ginepro centenario recuperato da antiche case demolite, e il castagno.


CeramicheAlla Fiera si possono vedere anche alcuni mirabili, esempi di ceramiche artistiche (vasi, piatti, raffigurazioni animali, lampade da tavolo o da terra): la maestria degli artigiani è tutta nel tocco e nel colore, nella perfezione delle forme e dei lineamenti che rendono ogni pezzo unico e irripetibile.


Di recente introduzione la realizzazione di quadri interamente a mano che riproducono scorci di Marmilla. Con gli antichi e caratteristici portali ad arco, muri in pietra interrotti da piccole finestre e dai colori di pomodori rossi appesi come si faceva un tempo, cesti e vasetti odorosi tipici dei porticati aperti sui cortili.

Ultime News

Temi di discussione

attualmente non è presente nessun tema di discussione

Sondaggi

Cosa pensi dell'istituzione del Parco del Gennargentu?

sono favorevole
sono contrario
Non so

 vedi risultati

Meteo in Sardegna

HTML certificato W3C Css certificato W3C

   
   
PLZ PLZ